ANCORA!

Aveva cercato quegli occhi, dietro alle montagne, oltre il passo, aveva alzato ogni sassolino alla loro ricerca. 
Un giorno intero. 
Occhi che ogni volta che  li incrociava veniva risucchiato, come se un vento fortissimo spalancasse improvvisamente la finestra e lo strappasse da lì, dove stava in piedi, guardando fuori, in attesa di quel momento.
Dentro, a quegli occhi, non c’era l’iride.
Dentro c’era un mondo magico.
In quel mondo in cui era stato trasportato trovava finalmente silenzio, e gli bastava guardare le cose perché queste, in modo autonomo, si mettessero al loro posto. 
Se guardava la libreria [ad esempio] tutti i libri che con anni di disordine erano adagiati nei luoghi più impensabili, ritornavano magicamente nel loro scaffale. Volando!
Una volta aveva visto un bambino che piangeva, senti la tenerezza più grande che un cuore potesse contenere, ma avvicinandosi si accorse che stava piangendo per il troppo ridere,  sbellicandosi dalle risate.
Cercò quegli occhi nelle persone che incontrava, le guardava fisse, da vicino, che loro si spaventavano.
C’era fatica in quel cercare, molte volte  si è inciampato correndo qua e là. Inciampando sbatteva la faccia a terra, e con la faccia piena di polvere doveva chiuderli, i suoi, negandosi la possibilità così di vedere qualunque cosa.
Oggi, in questo preciso giorno, però, non riuscì a trovarli. Quando fuori c’è buio le persone vanno a dormire, e i loro occhi li tengono chiusi.
Li cercò in continuazione, ancora, ancora.
Ancora!